La mediazione familiare nella gestione dei conflitti familiari per la presa in carico del paziente-utente dei servizi socio sanitari.

Corso pratico per conoscere e utilizzare al meglio le strategie della mediazione familiare e le sue implicazioni per il professionista del settore socio-assistenziale.

In collaborazione con STUDIO AM di Maran Dott.ssa Anna

 


 

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La mediazione, vista come attività di conciliazione nelle dispute tra cittadini, non è certo una innovazione. Già dal tempo degli antichi romani, infatti, Menenio Agrippa cercava di indurre alla “conciliazione” patrizi e plebei tentando di dimostrare loro come entrambi fossero complementari nella società dell’epoca ed in grado di ottenere in breve tempo accordi in grado di soddisfare il più alto numero di bisogni reciproci.

In tempi più recenti, con la legge n. 54 del Febbraio 2006, il legislatore italiano ha riformato alcune norme del codice civile relative al diritto di famiglia e, in particolare, ha espressamente previsto la possibilità di ricorrere alla figura del mediatore da parte dei coniugi in via di separazione.  Il novellato art. 155 sexies del c.c. prevede, infatti, che il giudice possa consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo con particolare riferimento alla tutela dell’interesse morale e materiale dei figli.

La mediazione familiare è un intervento professionale rivolto alle coppie e finalizzato a riorganizzare le relazioni familiari in presenza di una volontà di separazione, di divorzio o grave conflitto. Tale strumento si basa sul riconoscimento della capacità di ognuno di uscire dallo schema difensivo e/o aggressivo in cui si è ingabbiato per arrivare a comprendere i bisogni dell’altro e ad accoglierli in sintonia con i propri. Tale percorso, sfrutta il potenziale positivo della condizione conflittuale: il conflitto, infatti, non è statico, ma è un fenomeno dinamico nel quale i genitori, le coppie, le controparti possono emanciparsi dalla pretesa di essere i “vincitori” della contesa, passando dalla paura della debolezza alla forza dell’empowerment, dall’egocentrismo alla comprensione dell’altro. Solo in tale transizione, la crisi affettiva, potrà trasformarsi da catastrofico fallimento ad occasione di emancipazione personale e familiare.

La mediazione, infatti, non dovrebbe limitarsi a risolvere a breve termine le controversie, ma dovrebbe piuttosto configurarsi come uno strumento finalizzato ad accompagnare la trasformazione delle relazioni tra le parti, con un’attenzione complessiva verso i legami familiari. Nella gestione dei conflitti si intrecciano una dimensione relazionale ed una dimensione pratico-economica che richiedono al professionista socio-sanitario-assistenziale un’attitudine ed un’apertura multidisciplinare.

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