INTERVISTA A GUIDO BARINDELLI SUL PROGETTO FISIO PENAS

INTERVISTA A GUIDO BARINDELLI SUL PROGETTO FISIO PENAS

(a cura di Luca Marzola)

Guido, tu che sei stato colui che ha pensato e fatto partire il progetto Fisio-Penas, ci potresti raccontare come ti è venuta l’idea di questo progetto?

Ho iniziato ad andare in quella terra nel 2002. Progetti, sempre in collaborazione con l’organizzazione Operazione Mato Grosso, per aiutare le persone povere. Ma erano tutti progetti di costruzione: prima il tetto della chiesa, poi la casa della parrocchia e infine una casa per ogni famiglia. Mi son sempre detto: non sono un impresario, ma un fisioterapista. Nel 2013 terminato il progetto della costruzione delle case, parlando del più e del meno con P. Antonio, chiamato Topio, delle necessità della gente, emerge che quando in una famiglia c’è una persona che ha un problema, ad esempio esiti di frattura, non avendo possibilità di recarsi in città per le cure, si chiudono in casa. Per non parlare di altre problematiche più complicate: come una sclerosi o esiti di ictus. Ci chiedevamo se era possibile fare qualcosa. L’idea che emerse fu cercare fisioterapisti che potessero recarsi sul posto per poter aiutare le persone a riacquistare autonomia ecc.

Fisioterapisti Boliviani? Poteva essere, ma hanno un costo. Allora si pensò a dei fisioterapisti volontari. E così al rientro in Italia inizio a parlarne e scopro che ci sono persone con grande desiderio di dare. Investire gratuitamente il proprio tempo. Anzi si devono pagare anche il viaggio!

Il tempo questo tiranno: “scusami sono di fretta, ora non ho tempo ecc. …”

Se ogni fisioterapista riflettesse sul tempo che questi volontari danno, e, mettessero la mano sul cuore, se ognuno invece del tempo dà qualche spicciolo, i colleghi che stanno dando il tempo gratis potrebbero aiutare molti più campesinos. Ora i colleghi viaggiano o in bici o a piedi e dove è possibile con i mezzi locali (però il rischio è alto) e la zona è vastissima e le persone che hanno bisogno sono tante.

Ci serve una jeep. Aiutateci, pensate a questi volontari che tornano senza un soldo, ma ricchi dentro, fantastico … La mia speranza che questo progetto continui e che non si areni per colpa di una piccola donazione venuta meno.

Grazie Cosa ne pensi, soprattutto dopo il nostro bellissimo viaggio di aprile scorso, del lavoro svolto finora a Penas da parte dei giovani colleghi che si sono alternati là?

I ragazzi sono fantastici. Ho visto in loro grande entusiasmo, se pur in mezzo a tante difficoltà. Ho sempre molta fiducia di chi parte, dando si riceve molto e questo tutti me lo confermano e tornano con grande carica.

Quale il messaggio che ti senti di lanciare a coloro che fossero interessati a partire o comunque per chi volesse sostenere il progetto a distanza?

In qualsiasi posto che la vita ti pone dai sempre il massimo di te.

Occorre soprattutto credere in ciò che stiamo facendo.

Anche se tu non parti e rimani qui a lavorare sono convinto che puoi fare molto.

C’è chi per mesi lavora in condizioni disagiate e non mette in tasca una lira e chi rimane … Grazie.

27 giugno 2017